Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, pubblicata il 17 marzo 2026, interviene su un tema molto delicato nei procedimenti di separazione e divorzio: il collocamento dei figli minori e i criteri che devono guidare le decisioni del giudice.
La pronuncia richiama con forza un principio centrale nel diritto di famiglia: le decisioni che riguardano i figli non possono basarsi su automatismi o presunzioni generiche, ma devono essere fondate su una valutazione concreta della specifica situazione familiare.
Si tratta di un richiamo importante, soprattutto in un contesto in cui il principio di bigenitorialità assume un ruolo centrale e in cui le modalità di permanenza dei figli presso ciascun genitore rappresentano spesso uno degli aspetti più conflittuali della crisi familiare.
Il caso: dalla frequentazione paritaria al collocamento prevalente presso la madre
La vicenda nasce da un procedimento di separazione in cui, in una prima fase, il Tribunale aveva disposto l’affidamento condiviso dei figli minori e una frequentazione sostanzialmente paritaria tra i genitori, prevedendo settimane alterne di permanenza presso ciascuno di essi. Successivamente, la Corte d’Appello di Bologna, decidendo sul reclamo, ha modificato in modo significativo questo assetto. In particolare, ha assegnato la casa familiare alla madre, ha disposto il collocamento prevalente dei figli presso di lei e ha ridotto i tempi di permanenza del padre con i minori. La decisione è stata motivata soprattutto facendo leva sulla giovane età dei figli, ritenuta elemento idoneo a giustificare una collocazione prevalente presso la madre. Il padre ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che il provvedimento avesse inciso in modo rilevante sul suo rapporto con i figli senza un’adeguata valutazione delle concrete dinamiche familiari e del ruolo effettivamente svolto da ciascun genitore.
Quando è possibile ricorrere in Cassazione contro i provvedimenti sui figli
Prima di affrontare il merito, la Corte si sofferma su un aspetto processuale di particolare interesse pratico. La Cassazione chiarisce che, dopo la riforma introdotta dal d.lgs. n. 149/2022, è ammissibile il ricorso per cassazione contro i provvedimenti emessi in sede di reclamo quando essi contengono modifiche sostanziali dell’affidamento o del collocamento dei minori. In altre parole, quando la decisione incide concretamente e in modo significativo sulla relazione tra genitore e figlio, può essere sottoposta al controllo di legittimità. La Corte richiama espressamente, sul punto, i precedenti Cass. n. 1486/2025 e Cass. n. 4110/2026. Si tratta di un chiarimento importante, perché rafforza la tutela del diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.
Il principio ribadito dalla Cassazione: conta l’interesse concreto del minore
Il cuore della decisione riguarda l’interpretazione dell’art. 337-ter c.c., che disciplina i provvedimenti relativi ai figli nei casi di separazione e divorzio. Secondo la Corte, il criterio fondamentale cui il giudice deve attenersi è sempre uno solo: l’esclusivo interesse morale e materiale della prole. Questo interesse impone di privilegiare la soluzione più idonea a ridurre i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare al minore il miglior sviluppo possibile, preservando un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. La Cassazione precisa che non solo la scelta del tipo di affidamento, ma anche le decisioni sul collocamento e sulle modalità di frequentazione devono essere il risultato di una valutazione concreta della situazione familiare. Il giudice deve quindi considerare elementi specifici, come le modalità con cui ciascun genitore ha esercitato in passato il proprio ruolo, la qualità della relazione affettiva con i figli e le effettive condizioni di vita del nucleo familiare.
Nel caso esaminato, la Corte ha ritenuto che la Corte d’Appello avesse svolto una valutazione troppo astratta, attribuendo rilievo quasi esclusivo alla giovane età dei minori, senza confrontarsi adeguatamente con la concreta realtà familiare. La Cassazione sottolinea inoltre che i figli avevano già otto anni, e che quindi il richiamo alla “tenera età” non poteva bastare, da solo, a giustificare una compressione così marcata della frequentazione paterna.
Perché la decisione è stata annullata
La Corte di Cassazione ha accolto il primo e il terzo motivo di ricorso, dichiarando assorbito il secondo, e ha quindi cassato la decisione impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione, per una nuova valutazione. È importante chiarire un punto: la Cassazione non ha stabilito quale debba essere, in concreto, il collocamento dei figli. Non ha cioè affermato che la soluzione corretta debba essere necessariamente quella paritaria, né che debba essere escluso un collocamento prevalente presso uno dei genitori. Ha invece ribadito che qualunque decisione su affidamento, collocamento e frequentazione deve essere motivata sulla base dei dati concreti del caso. Questo passaggio è centrale, perché conferma che il diritto di famiglia non ammette soluzioni standard: ogni vicenda deve essere esaminata nella sua specificità, avendo riguardo alle esigenze reali dei figli e alle capacità genitoriali effettivamente dimostrate.
Il messaggio della Cassazione: no a decisioni automatiche sul ruolo dei genitori
La pronuncia contiene un messaggio molto chiaro per giudici, avvocati e genitori. La giovane età dei figli può certamente essere uno degli elementi da considerare, ma non può trasformarsi in una presunzione automatica a favore di uno dei due genitori. Allo stesso tempo, il principio di bigenitorialità non coincide necessariamente con una perfetta parità matematica dei tempi di permanenza, ma richiede che il minore possa mantenere un rapporto significativo con entrambi i genitori, secondo una disciplina costruita sulle caratteristiche concrete del caso.
Una decisione con effetti pratici rilevanti
L’ordinanza del marzo 2026 si inserisce in un orientamento che valorizza sempre di più la qualità effettiva della relazione tra genitori e figli dopo la separazione. Il principio che emerge è semplice ma decisivo: il superiore interesse del minore non può essere individuato in astratto, ma deve essere accertato attraverso un’analisi concreta della situazione familiare. Per questo motivo, la decisione rappresenta un riferimento importante non solo per i giudici, ma anche per gli operatori del diritto e per le famiglie coinvolte in procedimenti di separazione. Conferma infatti che le scelte su affidamento, collocamento e frequentazione devono essere sempre motivate in modo specifico e coerente con la realtà del caso, evitando presunzioni generiche e soluzioni automatiche.

