DIGITAL MARKET ACTS e DIGITAL SERVICES ACTS: LA COMMISSIONE EUROPEA ACCELERA, QUALI NOVITÀ IN ARRIVO?

Negli ultimi anni l’atteggiamento delle Istituzioni europee nei confronti delle Big Tech è decisamente mutato, ancor più a seguito della crisi pandemica da SARS-CoV-2, la quale ha accelerato fortemente la digitalizzazione dei servizi e dei mercati. La risultante, però, di tali tendenze macroeconomiche ha palesato, soprattutto al legislatore europeo, la necessità di rinnovare l’attuale quadro normativo che regola i rapporti fra privati nel trasferimento di ricchezza all’interno del territorio europeo.

In risposta a ciò, la Commissione Europea ha presentato recentemente un pacchetto normativo disciplinante tanto i mercati digitali (Digital Market Act) quanto i servizi digitali (Digital Service Act), al fine di ribadire e rafforzare l’ambizioso piano di revisione normativa.

Difatti, la proposta avanzata si fonda sulla premessa logico-fattuale per cui i mercati digitali sono attualmente caratterizzati dalla presenza di poche e grandi piattaforme, le quali offrono servizi diffusi, che hanno permesso loro di conquistare un grande potere sociale, oltre che economico.

Di conseguenza, l’obiettivo della Commissione, come specificato nel preambolo della proposta di regolamento, è di disciplinare maggiormente l’attività delle piattaforme c.d. gatekeepers (oggi l’accesso a quest’ultime è consentito alle condizioni, nei termini e con le modalità dalle medesime imposte), introducendo nuove regole (e soprattutto obblighi e divieti ulteriori) che siano idonei a scongiurare il pericolo (certamente già esistente e noto) di abusi e pratiche commerciali sleali.

Innanzitutto, la proposta di Regolamento precisa all’articolo 3, quali sono i parametri che una Piattaforma digitale deve avere affinché sia considerata gatekeepers, che possono essere così condensati:

  • avere un impatto significativo sul mercato interno;
  • gestire un servizio centrale, che rappresenta cioè un punto di collegamento significativo tra utenti commerciali e utenti finali;
  • godere di una posizione consolidata e duratura nell’ambito in cui opera.

La proposta di Regolamento prevede, poi, uno specifico sistema di notifica da parte di tali Piattaforme e una valutazione da parte della Commissione, la quale potrà in qualsiasi momento modificare la qualifica della piattaforma sulla base delle condizioni sostanziali.

In caso di approvazione ed entrata in vigore della proposta, le piattaforme che risulteranno avere i requisiti oggettivi sopraindicati, saranno soggette alle regole previste dal “Digital Markets Act”, le quali sono disciplinate, in particolare, dal Capitolo III.

Nello specifico, la proposta pone una serie di obblighi quanto di divieti in capo alle piattaforme “gatekeepers”, a titolo esemplificativo così riassumibili:

DOVERI:

  • consentire ai terzi di interagire con i propri servizi in determinati frangenti;
  • fornire alle aziende pubblicitarie che operino sulla piattaforma gli strumenti e le informazioni necessari per effettuare una propria verifica indipendente relativa agli annunci pubblicitari;
  • consentire agli utenti business di promuovere la loro offerta e di concludere contratti con i propri clienti anche al di fuori della piattaforma.

DIVIETI:

  • trattare i servizi e i prodotti offerti dalle medesime in modo più favorevole rispetto a servizi o prodotti simili offerti da terzi sulla piattaforma;
  • proibire ai consumatori il collegamento con gli utenti business al di fuori della piattaforma;
  • impedire agli utenti di disinstallare qualsiasi software o applicazione preinstallata, se lo desiderano.

La Commissione, dunque, ha provveduto, per mezzo sia del Digital Markets Act che del Digital Service Act non solo ad individuare una serie di illeciti fra le condotte che possono appartenere a quelle piattaforme designate come “gatekeepers” ma, al contempo, ha predisposto una serie di obblighi di condotta proattiva, volti ad anticipare ed evitare situazioni dannose.

In ultimo, si prevedono sanzioni in capo alle piattaforme le quali non si conformino alle nuove regole, con sanzioni amministrative pari fino al 10% del fatturato mondiale del “gatekeeper”. Per i trasgressori ricorrenti, poi, non si escludono sanzioni comportanti anche l’obbligo di adottare misure strutturali, anche potenzialmente estese alla cessione di alcune attività, laddove non siano disponibili misure alternative altrettanto efficaci.

Infine, per assicurare che le nuove regole tengano il passo con il rapido ritmo dei mercati digitali, la Commissione si è riservata la facoltà di effettuare indagini di mercato per valutare se sia necessario tipizzare nuove pratiche sleali, identificare nuovi servizi di “gatekeeper” o elaborare nuovi rimedi per affrontare eventuali violazioni sistematiche delle norme del “Digital Markets Act”.

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